Costruiamo l’impianto con cui un’organizzazione di marketing e comunicazione lavora bene con l’AI e continua a farlo in autonomia.
Poi lavoriamo su quella base insieme al cliente: per risolvere problemi, e per mettere a terra idee che prima sarebbero rimaste in una riunione.
Missione
Aiutiamo le organizzazioni di marketing e comunicazione a lavorare bene con l’AI. Costruiamo un impianto di metodo che resta nelle loro mani e le accompagniamo con formazione, strumenti, manutenzione e consulenza finché lo ritengono utile, mai perché sono costrette.
Un modello, da solo, non basta. Metà dell’intelligenza viene dal modello, l’altra metà dal contesto, dalle procedure, dagli strumenti e dalle responsabilità che lo governano. I modelli si acquistano sul mercato. Questo impianto, invece, va costruito per ogni organizzazione.
Visione
Vogliamo un mercato in cui i modelli sono una commodity e la differenza la fa la capacità di governarli. Un mercato in cui l’AI rende ogni marca più riconoscibile, non più simile alle altre.
È il criterio con cui valutiamo il nostro lavoro. L’AI deve rafforzare la voce di una marca, non sostituirla con una media di ciò che esiste già.
Il laboratorio
Nel laboratorio usiamo l’AI per affrontare problemi e mettere alla prova idee nuove, e vogliamo essere i primi a provarle. Quello che funziona entra nel metodo e torna nel lavoro con i clienti.
Oggi molte prove richiedono ore invece di settimane. Possiamo quindi sperimentare di più, anche su problemi che prima non giustificavano il costo. Ogni esperimento deve lasciare un risultato riutilizzabile. Se non lo fa, lo chiudiamo.
Il faro
Un’azienda che smette di lavorare con noi deve restare capace di lavorare bene con l’AI.
Ogni scelta di metodo, offerta o prezzo deve rispondere alla stessa domanda: questo pezzo funzionerà ancora se domani non ci saremo?
Che cosa vendiamo
Una volta
L’impianto
Progettiamo e costruiamo l’harness: contesto, procedure, deleghe con responsabilità esplicite, fatti accompagnati dalla loro provenienza e misure esterne. Il primo contratto è consulenziale, perché un framework non si compra: si compra un risultato.
Finché serve
L’accompagnamento
Formazione, manutenzione, strumenti e consulenza strategica. Il cliente sceglie se continuare. Nessun vincolo tecnico deve impedirgli di affidare il lavoro a un altro fornitore.
Sempre aperto
Il laboratorio
Affrontiamo con l’AI problemi e processi di marketing e comunicazione, e sperimentiamo nuove applicazioni creative. I risultati utili aggiornano lo standard e migliorano il lavoro con i clienti.
La clausola di uscita
Ogni servizio ricorrente chiarisce che cosa resta al cliente il giorno dopo la disdetta: in quale formato, con quale documentazione e chi può riprenderlo in mano.
Se non sappiamo scrivere questa clausola, il servizio crea dipendenza tecnica. Un rapporto che può essere interrotto senza perdere il lavoro fatto è un rapporto che il cliente sceglie di continuare.
Questo principio vale per tutte e tre le componenti dell’offerta e ne stabilisce anche l’ordine. Prima vengono l’impianto e la sua portabilità. Poi ciò che il cliente può decidere di affidarci nel tempo. Se invertiamo l’ordine, l’autonomia sembra soltanto una promessa aggiunta a un elenco di abbonamenti.
Sul nome
Un gamelan non segue un’accordatura universale. Ogni ensemble ha la propria, e i suoi strumenti non sono intercambiabili con quelli di un altro.
Le scale pelog e slendro stabiliscono gli intervalli, non le frequenze: l’accordatura specifica di ciascun insieme si chiama embat. Abbiamo scelto questo nome perché descrive il nostro lavoro. Non importiamo l’accordatura di qualcun altro: costruiamo con ogni organizzazione un impianto coerente con il suo modo di lavorare, capace di restare in funzione anche dopo la nostra uscita.